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Testo di Michele Augurio
L’adozione di un bambino, di nazionalità italiana o straniera, va considerato un accadimento del tutto particolare, il percorso di accogliere/accettare come proprio un figlio nato da altri, incontrato attraverso la mediazione di Servizi Sociali o Associazioni e riconosciuto legalmente e socialmente attraverso un istituto giuridico non può essere considerato alla stregua di una genitorialità naturale (e quindi universalmente valida), bensì come un evento eccezionale per la realizzazione del quale occorre mobilitare attitudini, livelli di maturazione affettiva e capacità relazionali non comuni.
La genitorialità adottiva è una scelta complessa che dovrebbe richiedere risorse particolari non identificabili unicamente nel bisogno/desiderio di un figlio. La genitorialità non è un diritto ma un avvenimento che può realizzarsi o meno nel corso della vita e quindi la domanda di adozione va intesa come una disponibilità personale e della coppia a svolgere il ruolo di genitore e non come un diritto da rivendicare. Al contrario ci sembra che vi sia un diritto naturale del minore ad essere tutelato nel suo percorso di crescita e quindi, qualora se ne ravvisino la possibilità e la positività, anche un diritto alla famiglia, all’essere figlio, a poter sperimentare la pienezza della relazione privilegiata figlio/genitore.
Va tenuto comunque presente che la complessità dell’inserimento in famiglia di un minore non si esaurisce nel rapporto con i genitori ma che si problematizza ulteriormente se si prendono anche in considerazione altre figure parentali soprattutto se conviventi (altri figli naturali o adottivi, nonni, ecc.).
Da ciò appare evidente l’indispensabilità di formulare ipotesi sull’idoneità degli aspiranti genitori adottivi che siano il più possibile suffragate da rigore metodologico e professionale degli operatori chiamati a svolgere tale compito. Si tratta dunque di mobilitare professionalità diverse ma integrabili che, nel pieno rispetto della loro autonomia e del loro differente ruolo, presentino al Tribunale per i Minorenni un chiaro quadro dell’ambiente che si propone di accogliere un minore in difficoltà, intendendo come “ambiente” l’insieme delle condizioni sociali, culturali ma soprattutto psicologiche e relazionali, in cui il minore potrebbe trovarsi a sviluppare ed elaborare la propria affettività e, più in generale, la propria personalità.
Emerge dunque la necessità di individuare delle linee-guida sulle quali impostare la valutazione delle persone che si propongono come coppia genitoriale, tenendo conto sia delle caratteristiche personologiche dei singoli individui che delle dinamiche relazionali fra gli stessi.
L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di “costruire” adozioni con il minimo fattore di rischio possibile attraverso l’individuazione di quei soggetti, e quindi di quelle coppie, con attitudini e sensibilità adeguate ad accompagnare il minore in un percorso di pacificazione con il passato e di costruzione di un futuro.
Abbiamo individuato alcuni ambiti fondamentali a partire da cui è componibile una fotografia sufficientemente adeguata degli aspiranti all’adozione:
Ricostruzione dell’anamnesi sociale del nucleo ed in particolare:
Studio psicologico dei singoli individui con particolare riferimento ai propri modelli genitoriali, a eventuali conflitti irrisolti risalenti ai modelli di accudimento sperimentati nell’infanzia, al permanere di problemi legati all’autostima o al controllo dell’aggressività, al superamento delle difficoltà e delle frustrazioni. Approfondimento delle fantasie e delle paure connesse ad alcune tematiche specifiche, quali il rischio giuridico, sanitario ed evolutivo, la diversità di razza. Queste tre tematiche rimandano alla capacità di identificarsi nell’altro, alla capacità di tollerare le frustrazioni, alla capacità di instaurare relazioni anche a partire dal riconoscimento della diversità dell’altro, alla capacità di adattamento, alle difese ed ai comportamenti che permettono di individuare il raggiungimento di una riuscita autonomia personale.
Rilevazione delle dinamiche relazionali della coppia sia al proprio interno che con il mondo esterno, con particolare riferimento alla loro capacità di cambiamento di ruolo sia personale (da figlio….. a genitore……) che di coppia (da una relazione a due ad una relazione più complessa.
Osservazione psicologica sul figlio/i già presenti in famiglia e sua reale accettazione e condivisione del progetto adottivo o quanto meno valutazione della non traumaticità dell'inserimento in famiglia di un minore particolarmente bisognoso di cure e attenzioni.
Valutazione dell’accettazione e del superamento della sofferenza legata alla mancata genitorialità biologica e/o eventuali falliti tentativi di procreazione assistita, cioè la capacità di “tollerare” dentro di sé tale mancanza e l’eventuale ripetitività dell’insuccesso, ma anche di formulare un nuovo progetto (adozione) su cui si mobiliti un investimento affettivo di pari portata rispetto alla genitorialità naturale. Valutazione della capacità di riconoscere ed accogliere anche la sofferenza del bambino (abbandono) e quindi di riconoscere la reciprocità della mancanza iniziale.
Esplorazione delle aspettative e delle fantasie sul bambino, sulle famiglie abbandoniche, sull’idealizzazione dei genitori naturali e sulla possibile storia del minore che diventerà loro figlio, sul ruolo del genitore naturale, sul ruolo del genitore adottivo sia durante il processo di familiarizzazione che durante il percorso di crescita del bambino.
Valutazione delle capacità empatiche della coppia, della sua capacità di ricordare e connotare i vissuti infantili, di apprendere dall’esperienza, con particolare riferimento alla loro sensibilità nell’affrontare con il minore la questione della sua origine e del significato dell’adozione.
Valutazione delle motivazioni all’adozione intesa come riflessione sulle cause che fanno “muovere” verso la genitorialità adottiva indicazione di chi, nella coppia, ne sia stato il promotore e di come la disponibilità all’adozione sia entrata nella progettualità di coppia, con riferimento anche ai significati di possibili pregiudizi e stereotipi presenti.
Preliminarmente ai colloqui di valutazione l’équipe psico sociale dovrebbe prevedere uno spazio che fornisca informazioni sull’iter burocratico del percorso adottivo, nonché indicazioni formative. L’espressione di un parere tecnico di équipe, come già ricordato nel rispetto dell’autonomia e dei ruoli, dovrebbe tener conto di tutte le aree esaminate; fondamentale è da considerarsi la valutazione chiara rispetto alla capacità di accogliere uno o più minori ed eventualmente anche indicazioni rispetto all’età “ottimale” del minore inseribile in quel nucleo familiare.
La relazione finale da inviare al Tribunale per i Minorenni dovrebbe tenere in evidenza sia l’area sociale e relazionale che quella psicologica, preferibilmente consequenziale tra loro; le conclusioni della stessa relazione deve rispecchiare l’intento unitario dell’équipe.
elaborazione del genogramma familiare descrizione puntuale della “storia” di tutti i componenti, prendendo in considerazione i vari aspetti della vita del nucleo stesso presentazione della storia di coppia dalla prima conoscenza al matrimonio, alla consapevolezza del desiderio di genitorialità; descrizione dell’iter sanitario circa l’aspetto dell’infertilità, fino alla scelta adottiva descrizione della situazione economico-lavorativa ed alloggiativa presentazione dello stile di vita, abitudini, hobbies, impegni extra lavorativi descrizione dei rapporti extra familiari, parentali e amicali analisi del contesto socio-culturale e ambientale in cui la coppia è inserita ed eventuali “agenzie” di riferimento (oratorio, partiti politici, associazioni culturali o di volontariato, associazioni specifiche che si occupino di adozione).
02/10/2023
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