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EMOZIONI
Testo di Michele Augurio
Le Emozioni sono divise in due categorie: PRIMARIE e SECONDARIE
Le emozioni PRIMARIE sono emozioni innate e sono riscontrabili in qualsiasi persona, sono definite primarie perché universali.
Le emozioni SECONDARIE, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.
LE EMOZIONI PRIMARIE:
RABBIA, generata dalle frustrazioni che si può manifestare attraverso l’aggressività;
PAURA, emozione dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione di pericolo;
TRISTEZZA, si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;
GIOIA, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;
SORPESA, si origina da un evento inaspettato, seguito da pura o gioia;
DISPREZZO, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone e cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;
DISGUSTO, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.
LE EMOZIONI SECONDARIE:
ALLEGRIA, sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;
INVIDIA, stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede;
VERGOGNA, reazione emotiva che si prova in conseguenza alla trasgressione di regole sociali;
ANSIA, reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un periodo ipotetico, futuro e distante;
RASSEGNAZIONE, disposizione d’animo di chi accetta pazientemente una sfortuna, un dolore;
GELOSIA, stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa che appartiene già al soggetto;
SPERANZA, tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;
PERDONO, sostituzione delle emozioni negative che seguono un’offesa percepita (es. rabbia, paura) con delle emozioni positive (es. empatia, compassione);
OFFESA, danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole;
NOSTALGIA, stato di malessere causato da un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta, di una situazione finita che si vorrebbe rivivere;
RIMORSO, stato di pena o turbamento psicologico sperimentato da chi ritiene di aver tenuto comportamenti o azioni contrari al proprio codice morale;
DELUSIONE, stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative, le speranze coltivate non hanno riscontro nella realtà.
Queste seconde sono delle emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.
COSA SONO LE EMOZIONI SECONDO VOI?
Sensazioni incontrollate, involontarie che hai di fronte ad un evento o persona
Energia (positiva o negativa)
Sensazioni più di pancia, meno di pensiero
Condizioni essenziali della vita, motore per sentirsi vivi
Compartecipazione, ti lascia trasportare dalle emozioni, non puoi/vuoi usare il filtro della razionalità
Energia, percezione, tutto ciò che entra dentro il nostro corpo (non solo contatto persone, ma anche situazioni)
Capacità di lasciarsi trasportare da qualcosa, abbandonarsi, liberare sé stessi
C’È UN PERIODO IN CUI NASCONO?
dalla nascita, crescendo si impara a controllarle
a un certo punto si censurano, si soffocano
Come specificato inizialmente le emozioni sono:
PRIMARIE = INNATE
SECONDARIE = SOCIALMENTE APPRESE
Durante il primo periodo di vita del bambino/a le emozioni dello stesso, come ad esempio la paura o la rabbia, che spesso vengono espresse attraverso il pianto, queste emozioni vengono accolte dall’adulto poiché al bambino viene data una risposta non solo con la presenza ma soprattutto consolandolo prendendolo in braccio. In questo periodo di vita l’adulto non gestiste le emozioni del bambino, ma attraverso la sua presenza accoglie e dà delle risposte di fiducia.
Non è pensabile che l’adulto possa evitare al bambino di vivere le sue emozioni, sia quelle positive che quelle negative, non potendole gestire l’adulto dà una risposta al bambino tramite la sua presenza. Soprattutto per quanto riguarda la sofferenza/dolore, le così dette emozioni negative, queste attraverso la presenza dell’adulto sono mitigate. Il bambino è protetto dall’adulto, sente la sua vicinanza e ne assapora la condivisione, evitando così di sentirsi solo e quindi in balia dell’avvenimento emotivo.
Presenza significa far sentire al bambino che non è solo nel gestire l’evento emotivo che sta vivendo, attraverso la protezione ed accoglienza del suo bisogno primario che è quello di non essere lasciato da solo.
QUAL È IL NODO CRITICO RIGUARDANTE LA GESTIONE DELLE EMOZIONI NELL’ADOZIONE?
Il bambino adottivo spesso nei suoi primi anni di vita, soprattutto se il suo abbandono è stato precoce, non ha avuto alcuna presenza protettiva dell’adulto nella gestione dell’emozioni; quindi, è particolarmente indifeso in tal senso: le paure sono accentuate, la rabbia che non è stata mitigata dalla presenza dell’adulto, aumenta in modo esponenziale tanto da non essere più controllata.
Il non aver avuto un adulto accogliente nei suoi primi anni di vita, determina in lui una grande PAURA di perdere gli adulti che ora si stanno occupando di lui. Per capire che i suoi attuali punti di riferimento saranno sempre presenti nella sua futura vita ha bisogno di sperimentare concretamente la loro presenza, ma soprattutto la loro permanenza reale nel tempo, attraverso momenti di agiti provocatori così da poter sperimentare la piena disponibilità ad essere accolto.
Il non aver avuto un adulto accogliente nei suoi primi anni di vita, determina nel bambino un senso di sfiducia, una chiusura a “riccio” nella gestione delle proprie emozioni, che spesso esplodono in pianti liberatori che inizialmente possono sembrare inconsolabili.
Molto spesso la nuova famiglia di fronte a questi atteggiamenti vive un senso di inadeguatezza, perché non sa come porsi e come rispondere al proprio figlio. Non rendendosi conto che il pianto libera il dolore e la paura e che per lui inizia ad essere importante che qualcuno ora risponda a quel pianto a quella rabbia, essendoci ed accogliendola con la sua presenza. Ora nostro figlio ha bisogno di riconoscersi nel nostro modo di esserci, nei nostri gesti, nel nostro tono di voce che deve essere caldo ed accogliente. Più noi ci sentiamo inadeguati più noi comunichiamo agitazione emotiva.
Il saper gestire le difficoltà dell’adulto e le sue aspettative sul figlio, attraverso una regolazione dei tempi del figlio che spesso non corrispondono a quelli degli adulti, permetterà di dare certezze alle nuove relazioni familiari.
Solo il tempo permette al bambino di darsi solidità; solo attraverso la ripetitività della presenza dell’adulto il bambino avrà la possibilità di iniziare a fidarsi.
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